Sigilli storici

I notai della famiglia Buttà rappresentano una storica stirpe notarile operante nel territorio di Naso e, più ampiamente, nel distretto di Patti e della provincia di Messina. La loro attività, che si è protratta per generazioni, ha prodotto un significativo fondo documentale, parte del quale è conservato presso l'Archivio di Stato di Messina (presso il quale si stima che siano custoditi circa 5.000 atti rogati dai detti notai) e l'Archivio Notarile Distrettuale.
Il Notaio Buttà di cui si conservano più volumi (e precisamente 160 fra minute, registri e bastardelli) è Buttà Gaetano Maria, che rogò dal 1789 al 1832 nel comune di Naso (si veda Archivio di stato di Messina, Fondo notarile di Patti, Inventario).
Nel medesimo comune erano già presenti il Notaio Giovan Domenico Buttà che rogò dal 1610 al 1627 e il Notaio Ignazio Buttà che rogò dal 1772 al 1782 (si veda C. Incudine, Naso Illustrata. Storia e documenti di una civiltà municipale, Milano, Giuffrè Editore, 1975, pag. 363 e s.).
Esistono, poi, tracce storiche di notai con varianti del nome (come "Bocca" o "Bucca", talvolta associati a Butta), operanti tra il XVI e il XVII secolo, anche negli Archivi Notarili Romani (“BOCCA Giovanni Giacomo (Bucca, Butta), Notai capitolini, 1535 -1541”; si veda Claudio De Dominicis, ELENCO DEI NOTAI ROMANI i cui atti sono conservati nell’Archivio di Stato di Roma, Roma, 2021, pag. 95).
Quando il notaio cessa definitivamente dall'esercizio, gli atti, i repertori ed i registri che prima erano conservati nello studio del notaio, vengono depositati nell'archivio notarile del distretto ove lo stesso esercitava (nel caso di specie Messina, che copre i distretti riuniti di Messina, Barcellona P.G., Patti e Mistretta). Decorso un centennio dal deposito, tutti gli atti e i documenti conservati vengono versati, con cadenza decennale, negli Archivi di Stato, i quali svolgono compiti generali di custodia delle fonti documentarie per fini storico-culturali.
Il sigillo notarile è un simbolo storico e legale di pubblica fede che garantisce l'autenticità dei documenti. Evolutosi dal signum tabellionis romano, nel Medioevo divenne un marchio personale unico, simile a uno stemma, per poi trasformarsi dal Settecento in un timbro formale contenente il nome, la città del notaio e spesso un motto.
La fine del sigillo come libera rappresentazione di se stessi arrivò con il decreto napoleonico del 17 giugno 1806, n. 109 Regolamento sul notariato: «Il segno del Tabellionato è uno stampo in metallo, con cui il notaio contrassegna ed autentica gli atti. Questo rappresenta le armi del Regno, ed al di sotto una cifra ad arbitrio, ed ha le lettere iniziali del nome, cognome del notaio, della sua qualificazione di Notaio, e il nome del dipartimento della sua residenza».
L'amministrazione napoleonica impose una disciplina uniforme per i notai, che in Italia era già stata influenzata dall'adozione del Codice Napoleone, uniformando l'uso del sigillo, segnando il passaggio dai segni personali e variopinti del periodo medievale a un marchio di Stato istituzionalizzato.
Il sigillo notarile ha dunque trasformato il documento da semplice nota privata a strumento legale indiscutibile, conferendo valore autentico all'atto.
Sebbene oggi il sigillo riporti il simbolo della Repubblica Italiana, il nome del notaio e la sede, la sua natura istituzionale e la sua funzione di pubblico sigillo si devono proprio alla riforma napoleonica. Esso è unico ed è coniato e rilasciato esclusivamente dalla Zecca dello Stato attraverso il Consiglio Notarile di appartenenza.
La serie dei sigilli storici dei notai Buttà, raffigurata nell’immagine, si compone di 5 pezzi appartenenti a notai Buttà che rogarono nel periodo 1789-1905; i luoghi di residenza dei professionisti sono diversi: Naso, Piraino e SS. Salvatore, facenti parte dell’attuale provincia di Messina.
I sigilli e le firme autografe raffigurate sono dei Notai Gaetano Maria Buttà da Naso (1789 - 1832), Ignazio Buttà da Naso (1816 -1862), Gaetano Buttà da Piraino (1850 - 1862), Gioacchino Buttà da S. Salvatore (1859 - 1863) e Giuseppe Buttà (1895 - 1905), e sono state estratte dall’ARCHIVIO DI STATO DI MESSINA, Fondo Notarile di Patti, voll. 787, 2121, 2122, 2305, 2332, 826.
I 5 sigilli storici raffigurano lo Stemma della forma di Stato del periodo storico di riferimento:
-n. 3 sigilli raffigurano lo Stemma della Monarchia Borbonica del Regno delle Due Sicilie, con due diversi nomi di regnati (n. 2 di “Francesco I”, n.1 di “Ferdinando II”);
- n. 2 sigilli raffigurano lo Stemma della Monarchia Sabauda del Regno d‘Italia, con il primo e terzo Re d’Italia (n.1 di Vittorio Emanuele II e n. 1 di Vittorio Emanuele III).
Autorizzazione
“Fonti: I sigilli e le firme autografe dei Notai Gaetano Maria Buttà da Naso (1789 - 1832), Ignazio Buttà da Naso (1816 -1862), Gaetano Buttà da Piraino (1850 - 1862), Gioacchino Buttà da S. Salvatore (1859 - 1863) e Giuseppe Buttà (1895 - 1905), sono state estratte dall’ARCHIVIO DI STATO DI MESSINA, Fondo Notarile di Patti, voll. 787, 2121, 2122, 2305, 2332, 8269; Buttà Stefano è stato nominato Notaio con sede in Crotone con D. M. del 8 aprile 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 aprile 2024 n. 30.
Su concessione del Ministero della cultura, Archivio di Stato di Messina, protocollo n. 1572-P del 26 giugno 2024, e protocollo n. 2727 del 23 settembre 2025.
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